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GSpot

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Progettualità innovativa, un po’ di follia visionaria ed entusiasmo contagioso: un giusto mix di elementi creativi che di questi tempi segnano il confine tra chi vive la vita e chi si lascia vivere, o per dirla meglio, tra chi dalla crisi non si lascia azzannare e chi, invece, la subisce. Con questo atteggiamento pratico e virtuoso Massimo Giovanardi ci racconta la ‘sua’ Gspot, fabbrica di design contemporaneo. “Che nasce alla fine del 2007 da una costola della storica azienda di famiglia, la Giovanardi Spa, fondata nel 1919 a Concorezzo.” Cuore della Brianza e cultura del lavoro. 

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Da sempre l’azienda lavora e assembla diversi materiali (metalli, plastiche, legno o vetro) per le più grandi griffe mondiali attive sul mercato del lusso.  “Un know how che sentivamo il bisogno di trasferire in complementi d’arredo capaci di durare per tutta una vita.  

E per fare questo ci siamo fatti aiutare dal Politecnico per creare insieme brief tecnici e concettuali dai quali sono nate le collezioni Gspot dice Giovanardi. “Il Professor Zurlo ci ha aiutato a selezionare giovani designer, tutti under 33, ma già molto affermati”.

Si intuisce una legittima punta di orgoglio dettata dal fatto che alcuni dei ‘suoi’ espongono al Louvre, a New York, a Seoul, a Pechino. Come recita la mission, “la collezione Gspot design intende ridisegnare il quotidiano arricchendo la vita di ogni persona attraverso oggetti insoliti ed eleganti, che sappiano dialogare incuriosire se non strappare un sorriso per circondarsi di un paesaggio domestico dal sapore artistico e poetico dove gli oggetti non vivano solo per la loro mera funzionalità, ma siano volti a una sofisticata ricerca del bello”.

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E gli oggetti della Gspot, sospesi in un costante e armonioso equilibrio fra quotidiano e libertà, fra funzione d’uso e fruibilità estetica strizzano davvero l’occhio all’arte. Tanto che alcuni pezzi sono stati ospiti al Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza (giugno 2010). Mentre un altro (Posso ma non voglio. Tentazioni dietro le sbarre) ha ispirato un’opera d’arte di Vittorio Corsini presentata e venduta al MIART di Milano (marzo 2010) dalla storica galleria d’arte contemporanea Claudio Poleschi di Lucca. 

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I materiali toccati sono tantissimi dal corten, al metacrilato, dall’ottone all’alluminio: grande lavorazione industriale ma tanta, tanta attenzione artigianale. “Non sono solo oggetti Made in Italy ma davvero Made in Giovanardi” rivendica simpaticamente il nostro interlocutore. Perché, si vede, dietro ogni pezzo c’è una finitura manuale di alto livello. “Ci rivolgiamo soprattutto ad architetti ed interior design perché vogliamo consolidare una nicchia di clienti dotata certo di buona capacità economica ma anche attenta alla raffinatezza culturale presente in ogni lavorazione”. 

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Tra le chicche segnaliamo la Bookshape, una scultura porta libri di 180 per 60 cm in viola rossa e verde “dedicata ai libri che lasciano il segno”. Un pezzo che è stato giudicato tra i 100 oggetti più belli al mondo da una prestigiosa commissione composta dai direttori delle riviste Interni, Marie Claire Maison e Domus.

A seguire la citata ‘Posso ma non voglio. Tentazioni dietro le sbarre’, una gabbietta di quindici centimetri in ottone con finitura oro o argento e sbarre divaricate. L’utilizzo è di secondaria importanza. Per riempirla va tutto bene: dai cioccolatini alla scimmietta Zizì di Bruno Munari, inserita all’ultimo Festival del design in Brianza. E per concludere i raffinatissimi parascintille in corten, che citano incendi celebri come quello di Londra del 1866 o della Roma del 64 dopo Cristo attribuito a Nerone, e i sofisticati e altrettanto ironici vassoi al pizzo in acciaio.

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